IL QUARTIERE BAGLIO FICARA

“Ficara” (1), uno dei rioni più caratteristici del paese di Roccalumera, denominato nei tempi passati “Baglio (2) Ficara, Palma, Za Paola, Torre” è situato tra dolci colline e una grande spiaggia dal mare limpido.

Lungo la costa fin da i tempi dei romani c’era una strada stretta in terra battuta che partendo da Messina arrivava fino al Capo Lilibeo che si chiamava “Via Consolare Valeria perché fatta tracciare dal console romano Valerio”.

Tratti di questa strada esistono ancor oggi  nella zona di Ficara; sono parallele alla via Nazionale, aperta al traffico il 18 maggio 1830, in prossimità delle vie Verdi, Caminiti, Mirone ed altre ancora nella zona “Baglio” di Ficara.

Ma andiamo a ritroso per saperne qualcosa di più.

Nel rione baglio  resta una testimonianza visibile nella grande porta di ingresso ad arco. Si trova nella parte marina di Roccalumera vicino alla “Torre saracena”.

Si ha notizia che,  durante la dominazione degli arabi in Sicilia (828-1072), esisteva a Roccalumera, nella zona oggi chiamata “Ficara”, una borgata detta “Palmoleum” o “Palmolio” o “Palma” che assieme ad altre borgate  della zona dette “casali”, dipendeva dall’Archimandritato di Savoca.

Al catasto, ancor oggi, i terreni a monte della via Nazionale, che vanno dalla via Ferrer (salita per il cimitero) fino al confine con il comune di Furci Siculo, escono con il nome di “contrada Palma”.

Dopo la costruzione del rilevato ferroviario i terreni sopra  e sotto la linea ferrata hanno avuto il nome di “contrada sopra  ferrovia” o “contrada  sotto ferrovia”. Quindi il nome di “Palmolio” o “Palmoleum” sicuramente fu dovuto all’abbondanza  nella zona di piante di palme e di ulivi.

Nella zona di Ficara e precisamente vicino all’attuale “Torre Saracena”, sempre,  sulla via Consolare Valeria c’era la taverna della “Za’ Paola”: un caseggiato abbastanza grande che all’occorrenza albergava carretti e carrettieri e dove, tanto al carrettiere quanto al cavallo, se volevano passare la notte, veniva dato da mangiare e da dormire.

La taverna della “Za’ Paola” era sopratutto un’importante “Stazione di porta” dove i viaggiatori volendo potevano cambiare i cavalli.

La zona che va da Ficara fino al confine di Nizza di Sicilia con Alì Marina, ai tempi del primo marchese di Roccalumera Giovanni La Rocca (1600) era intesa col nome di “Tamaricium et palmarum”, cioè il luogo dei tamerici e delle palme.

Oggi, i vecchi tamerici, che c’erano di fronte al mare, sono ormai scomparsi a causa della realizzazione del lungomare  Cristofaro Colombo, esistono ancora vecchie palme centenarie.

In un recente passato  l’Ammministrazione Comunale ha voluto ricreare  il “Tamaricium et palmarum” piantando sul lungomare tanto i tamerici, quanto le palme e così ha fatto anche il comune di Nizza di Sicilia.

 

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(1)   Ficara”: non si sa la provenienza di questo termine, ma si suppone, come ha detto un vecchietto tanto tempo fa per averlo, a sua volta, sentito, che nella zona esisteva, magari isolata in uno spazio libero, una bella pianta di fico. Da qui, quindi, dal dialetto, l’appellativo “Ficara”.

 

(2)  Il Baglio”- Cf. Alfio Seminara, Roccalumera un paese da vivere, Editrice Il Lunario 1997, pag. 65. Così recita: Nella parte marina di Roccalumera vi sono due piccoli rioni chiamati comunemente “Baglio”: uno, che viene meglio riconosciuto dalla via Baglio, si trova a nord del paese, mentre l’altro è nella zona sud, non molto lontano dalla torre Mastroeni.

     Nel periodo feudale il Baglio altro non era che un grande cortile chiuso, desti-

     nato a fiera e a mercato, con una funzione, quindi, squisitamente commerciale..

          Etimologicamente la voce deriva da “baglivo”, che era un giudice, competente   

          a decidere le liti che insorgevano tra proprietari di animali e proprietari terrieri,

          quando gli animali causavano danni alle cose altrui. A lungo andare, “baglivo

          indicò anche il luogo in cui il giudice amministrava la giustizia e dove si porta-

          vano anche gli animali che avevano provocato danni.

          Tra le entrate delle università baronali troviamo anche quella relativa alla

          “gabella della bagliola” o  “della bagliva”: con questi proventi si provvedeva

          alla custodia delle chiuse, delle vigne e delle campagne, alla prevenzione dei

          furti e dei danneggiamenti, alla vigilanza sul pascolo del bestiame e alla

           sicurezza dell’abitato.

           Di entrambi i “bagli”, uno soltanto appartenne nel passato all’università di 

           Roccalumera e precisamente quello situato dove oggi sorge il quartiere Farina.

           L’altro “baglio” sorgeva nel villaggio Palma, cioè in territorio di Savoca fino

           al 1693 e poi di Pagliara fino al 1854. Dopo tale data la contrada Palma fu

           aggregata al Comune di Roccalumera.

      Di entrambi i bagli resta una testimonianza visibile nella grande porta di

      ingresso ad arco.